Negli anni recenti molto spazio è stato dato alla robotica applicata al salvataggio di vite in ambienti pericolosi, dai robot artificieri guidati da un operatore, a macchine più sofisticate in grado non solo di muoversi autonomamente in territori inesplorati, ma anche che possono riconoscere oggetti di interesse o persone in difficoltà. Come per il robot presentato dall’università di Oxford, alcune delle peculiarità di queste macchine sono le capacità di muoversi in ambienti dissestati e rilevare cose che normalmente una persona non vedrebbe tramite, ad esempio, sensori termici. Ultimamente la robotica si è sempre più orientata verso sitemi multi-robot ed anche in questo campo è facile trovare macchine che agiscono simultaneamente e condividono le informazioni, come la mappa ricostruita del terreno, per agire al meglio.
Pensando ai robot volanti, la prima cosa che viene in mente probabilmente sono i Mazinga e Goldrake. Rikao Yanagita (professore presso l’istituto IGS di Tokyo) nella sua divertente ed interessante opera “Anime University”, illustra come sarà improbabile vedere enormi robot volanti. Eppure la realizzazione di robot volanti, anche se diversi da come si possono immaginare, prosegue per molteplici ragioni: aumentano le conoscenze di come la natura si evolve nel volo e permette di avere un maggior controllo del territorio, riducendo il costo in termini di persone impiegate. Esistono droni (robot volanti simili ad aerei) per la sorveglianza a largo raggio, robot simili a pipistrelli, come il COM-BAT dell’università del Michigan, pensati per essere più manovrabili e difficili da individuare oppure insetti robot, come le libellule, pensati per agire da soli come spie o in collettività, come sistema distribuito in grado di dividere i compiti tra i diversi membri (anti-system).
Qualche mese fa aveva suscitato notevole interesse un robot quadrupede chiamato BigDog della Boston Dynamic. Ricordando più gli stambecchi che un cane, questo robot è stato progettato per portare un peso fino a 154 chilogrammi a circa 5 chilometri orari, attraverso una grande varietà di terreni e per pendenze fino a 35 gradi. Come molti robot rappresenta un punto di partenza e non di arrivo. BigDog non presenta nuove tecnologie, ma è un esempio di come coordinando adeguatamente tecnologie esistenti, sia possibile ottenere un sistema complesso. Una futura evoluzione renderà il sistema in grado di seguire percorsi tramite GPS, seguire persone e rispondere a comandi vocali e gesti. Solo a quel punto delle semplici gambe che camminano si potranno considerare un vero e proprio automa.