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u Giovanni Paolo II, con il la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, a voler dimostrare che la Chiesa di Roma poteva ancora attrarre migliaia di giovani: lì in quei giorni prese vita il movimento dei Papa Boys che accompagnò Karol Wojtyla fino alla sua morte. Ma anche Ratzinger non vuole essere da meno, e nonostante non abbia l’appeal del suo predecessore ha scelto di rimanere al passo delle nuove generazioni buttandosi in internet. Sembra infatti che Benedetto XVI sia rimasto “stregato” dal web e che quotidianamente dedichi parte della sua giornata a navigare e inviare e leggere mail. Come ha confermato monsignor Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, molte delle mail che arrivano alla casella mail del Vaticano sono lette personalmente dal Papa, che ha anche fortemente voluto il lancio dei nuovi corsi per Vescovi Europei attraverso Youtube e Facebook. Celli ha spiegato questa scelta, ricordando che la Chiesa cerca “di esser presenti dove la gente, soprattutto i giovani, si raduna”. Un Papa versione tecnologica e all’avanguardia. Peccato che spesso non basti la forma per sopperire all’impostazione reazionaria della sostanza. Papa Benedetto XVI invita la chiesa intera a guardare a Internet con entusiasmo e audacia ed esorta i sacerdoti a diventare navigatori della rete, a partecipare ai social network e a portare la parola di Dio nel grande continente digitale. “Una pastorale nel mondo digitale è chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati e hanno nel cuore desideri di assoluto e di veritá non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura” afferma Benedetto XVI per il quale “è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto. Anche nel mondo digitale – auspica il Papa – deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtá del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanitá smarrita di oggi, che Dio è vicino che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda. Chi meglio di un uomo di Dio – si chiede Ratzinger in riferimento al tema di quest’anno, “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola” – puó sviluppare e mettere in pratica, attraverso le proprie competenze nell’ambito dei nuovi mezzi digitali, una pastorale che renda vivo e attuale Dio nella realtá di oggi e presenti la sapienza religiosa del passato come ricchezza cui attingere per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro? Compito di chi, da consacrato, opera nei media è quello – prosegue il Papa – di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualitá del contatto umano e l’attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali offrendo agli uomini che vivono questo nostro tempo digitale i segni necessari per riconoscere il Signore donando l’opportunitá di educarsi all’attesa e alla speranza e di accostarsi alla Parola di Dio, che salva e favorisce lo sviluppo umano integrale”.